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OPERAZIONE “MIND CONTROL”

OPERAZIONE “MIND CONTROL” Negli anni della Guerra Fredda, diversi progetti elaborati dalla CIA avevano l’obiettivo di arrivare al controllo della mente per vari scopi, dalla rivelazione di segreti all’eliminazione. di Roberto Roggero La rivalità USA-URSS dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri ha ispirato diversi film di successo, ma forse non tutti sanno che alla base delle sceneggiature di alcune pellicole, vi sono fatti realmente accaduti. Durante gli anni della Guerra Fredda la CIA ha elaborato diversi progetti che solitamente avrebbero a che fare con la fantascienza, invece, grazie ad esperti psichiatri, sono stati tramutati in realtà.Sotto il termine di operazione “Mind Control” è infatti raccolta una serie di esperimenti segreti che avevano l’obiettivo di controllare la mente, le emozioni, le pulsioni di un individuo, per poterlo manipolare ed arrivare a precisi scopi, in pratica senza “sporcarsi le mani”.La “psico-civilizzazione” e l’affare “MK-Ultra” sono fra questi: in un intervista rilasciata nel 1995 lo psichiatra e scrittore Walter H.Bowart rivela alcune delle caratteristiche di questo incredibile progetto.Vi era, per esempio, l’operazione “Criptorian Candidate”, definita la storia più sorprendente dopo le vicende che hanno portato alla bomba atomica, secondo cui la CIA avrebbe compiuto diversi esperimenti per definire le possibilità dell’uso di sostanze psicotrope (“New York Times”, 16 luglio 1977). Il progetto è sviluppato per circa 30 anni e coinvolge migliaia di persone, con l’utilizzo di procedimenti ipnotici, narco-ipnosi, stimolazione elettrica del cervello, studio comportamentale degli effetti di ultrasuoni, microonde, onde sonore a bassa frequenza, terapie di modifica comportamentale. Insomma, gli scienziati e gli psichiatri della CIA hanno cercato di includere nella ricerca tutti gli aspetti modificabili del comportamento umano e della memoria.Le tappe di questa operazione hanno una rigida divisione secondo princìpi prestabiliti, e il tutto avveniva in segretissimi ospedali militari. Ad esempio, si iniziava con la fase “Una sola mente per il paese”. Attraverso procedimenti particolari si provocava una sorta di amnesia, fin quasi alle soglie del coma, quindi il paziente era sottoposto ad un bombardamento di echi, voci amplificate e trasformate elettronicamente come se provenissero dalle profondità del subconscio, quindi si riportava il paziente alle soglie dello stato di veglia attraverso una scala graduata di molecole luminose, con gli occhi chiusi che non smettevano di roteare, dopo un primo periodo di immobilità. La mobilità degli occhi diventava poi sempre più rapida quindi, una volta raggiunto lo stato di veglia, il paziente non ricordava nulla, specialmente il perché si trovasse in un letto d’ospedale. Dall’èquipe medica a molti veniva risposto “avete tentato il suicidio, vi abbiamo fermato in tempo”.Tutti sappiamo cosa significhi poi “lavaggio del cervello”. A partire da una accurata valutazione della confusione mentale del paziente (sarebbe più esatto definirlo “cavia”), viene istillato il principio che non esiste alcuna possibilità di controllare la mente umana, elemento che denota la più sottile e occulta forma di tirannia mentale. George E. Smith, dei Berretti Verdi, è stato prigioniero durante le prime settimane della guerra in Vietnam, nel 1963, ed è lui stesso a raccontare come in fondo non esista differenza fra i metodi usati dai Viet-Kong o dalla CIA per raggiungere scopi particolari.E’ possibile effettuare procedimenti di ipnosi su una persona, sia essa consenziente o meno, riferisce il dr.George Estabrooks (Dipartimento di Psicologia della Colgate University), chiamato a Washington dal Dipartimento della Guerra pochi giorni dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor. Per la sua comptenza in materia, era incaricato di effettuare ricerche sull’ipnosi e sulle possibilità che tale arma “non-convenzionale” fosse usata dal nemico, per il fatto che nel territorio USA vi erano diverse centinaia di cittadini di origine giapponese, i quali avrebbero potuto costituire una sorta di “sesta colonna” infiltrata a vari livelli della società americana.Nel 1951 un ufficiale della marina americana fa alcune rivelazioni su un certo “procedimento militare segreto per operazioni di intelligence”, che definisce PDH (“Pain-Drug-Hypnosis”, cura ipnotica a base di droghe), cioè una guerra con armi che potrebbero risultare più efficaci di una bomba atomica. Non è un’esagerazione, come potrebbe sembrare, poiché l’uso di questa forma di spionaggio sarebbe stato largamente diffusa, noto fra gli “addetti ai lavori” come “la guerra santa dell’acido”. La terapia PDH altro non è che una malvagia diramazione della narcosintesi, ed è stata utilizzata dagli americani fin dagli ultimi mesi dell’ultima guerra mondiale. L’ufficiale della marina americana è Ron Hubbard, meglio conosciuto come fondatore della setta pseudo-religiosa Scientology, ed egli stesso, come dimostrato in vari procedimenti legali a suo carico, non estraneo all’uso di sostanze psicoattive.Ancora prima della guerra, Hubbard era un celebre divulgatore scientifico e scrittore, e avrebbe confessato di aver scritto un libro, intitolato “Excalibur”, a proposito degli argomenti trattati, il cui manoscritto sarebbe in seguito stato rubato, e le notizie in esso contenute sarebbero poi state pubblicate in una serie di diversi libri tempo dopo. Il libro “Excalibur” sarebbe stato il nocciolo attorno al quale si sarebbe poi sviluppata la scienza oggi chiamata “dianetica”, ovvero la possibilità di ottenere il controllo della mente, derivata dalle teorie diffuse all’interno del servizio segreto della marina, del quale Hubbard avrebbe fatto parte, e diffuse con l’obiettivo di giungere ad un impoverimento dello spirito, caratteristica diametralmente opposta ai veri scopi della conoscenza della mente stessa.Dopo la sparizione del libro, sappiamo che lo stesso Hubbard, e la Chiesa di Scientology, sono stati perseguiti da parte del governo americano molto più di personaggi come Wilhelm Reich, ben cosciente di quanto la padronanza della mente umana possa liberare quanto schiavizzare, fermo restando il fatto che Scientology per prima ha caratteristiche ben poco edificanti.Si arriva così alla fase detta “Guinea Pig Army” (cioè “l’esercito di maiali della Guinea). Nel giugno 1975 è stato pubblicamente rivelato che la CIA, e un ristretto numero di Agenzie governative segrete controllate, avrebbero avviato la ricerca e lo sviluppo di esperimenti finalizzati a stabilire i parametri dell’influenza di sostanze psicoattive su cittadini americani inconsci, per oltre vent’anni. I primi test sarebbero stati effettuati a Washington, da parte del National Technical Information Service e, successivamente, le ricerche di alcuni esponenti del Military Intelligence Classified Index hanno rivelato che sono

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Perché non siamo più tornati sulla Luna

Perché non siamo più tornati sulla Luna Il 7 dicembre 1972, più di mezzo secolo fa, partiva dal centro spaziale di Cape Canaveral, in Florida, mediante un vettore Saturn V, la missione lunare Apollo 17, con il modulo di comando Casper ed il veicolo di allunaggio Orion; l’equipaggio era composto dagli astronauti Eugen Cernan, Ronald Evans e Harrison Schmitt; le successive missioni Apollo 18, 19 e 20, che avrebbero dovuto completare il programma nel 1972, erano già state cancellate con una decisione presa nel 1970.Naturalmente, la prima domanda che ci si pone è come mai per mezzo secolo queste missioni, indubbiamente di rilevanza epocale, non si siano più ripetute. Compresa l’Apollo 11 del 1969, gli allunaggi con equipaggio umano erano stati sei, ogni volta con la discesa sul suolo del satellite da parte di due astronauti. La successiva domanda, conseguente alla prima, è perché quest’esperienza non sia stata poi ripresa, in considerazione del fatto che in questo mezzo secolo i sistemi di propulsione spaziale hanno compiuto innegabili progressi.Queste considerazioni avevano portato acqua al mulino della teoria cospirazionista secondo la quale in realtà il programma Apollo sarebbe stato solo una colossale messinscena. Non è qui il caso di approfondire questo tema: vi furono diversi sostenitori dell’”imbroglio dell’allunaggio” e a fianco di teorie alquanto fantasiose ce ne furono alcune che si basavano su una foto, effettivamente ripresa in studio per motivi promozionali, che per errore era finita tra quelle allegate ai comunicati stampa della NASA sull’allunaggio; ci furono poi alcune altre foto che effettivamente erano state ritoccate per migliorarne il contrasto (sulla Luna la diffusione della Luce è differente da quella terrestre, a causa della mancanza di atmosfera). La tesi della macchinazione fu poi definitivamente smontata quando furono disponibili immagini ottenute da telescopi di varia natura, a terra, in orbita o a bordo di sonde lunari, nelle quali si vedevano i luoghi nei quali erano avvenuti gli allunaggi.Per rispondere alla domanda sui motivi per i quali i programmi lunari con equipaggio umano si fossero bruscamente interrotti, bisogno prima chiedersi il perché si fosse andati sulla Luna. Questa domanda in realtà è retorica: siamo andati sulla Luna per lo stesso motivo per il quale Cristoforo Colombo attraversò l’Oceano Atlantico che è poi lo stesso per il quale i primi uomini dalle regioni dell’attuale Kenya erano risaliti circa 125.000 anni fa verso il Medio Oriente e quindi l’Europa: non soltanto per scoprire cosa ci fosse in quelle lande sconosciute ma anche e soprattutto per trovare qualcosa di utile alla propria sopravvivenza.Nel caso della corsa alla Luna (per inciso, incontestabilmente vinta dagli americani, visto che ad oggi nessun astronauta di differente nazionalità ha portato a termine quest’impresa) non si può prescindere dalla situazione politica e strategica di quegli anni: era in atto la Guerra Fredda, con il confronto tra Oriente e Occidente che stava alimentando il lungo e feroce conflitto nel Vietnam e i due blocchi contrapposti, capeggiati da Washington e Mosca, lottavano, tra le altre cose, per il primato nella corsa allo spazio. Tutte le prime tappe erano state vinte dall’URSS. Dopo un primato durato fino agli ultimi anni ’60, i sovietici non erano stati in grado di andare oltre le loro capsule Soyuz e i vettori dalla grande affidabilità tecnica ma ancora basati sul vecchio missile balistico intercontinentale R-7 sviluppato durante il mandato di Nikita Kruscev negli anni ’50; il tentativo di creare qualcosa di comparabile con l’americano Saturn avrebbe richiesto ancora un paio di decenni.Gli uomini della NASA, quindi, non erano animati solo dallo spirito che Dante Alighieri aveva sintetizzato nel famoso verso “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza ” ma vi erano state anche delle altre molle. Certamente, per coloro che ebbero un ruolo primario nello sviluppo della soluzione, alquanto complessa, del progetto Saturn/Apollo, lo spirito di ricerca e la sete di conoscenza svolsero un ruolo determinante che ci piace sintetizzare con un episodio che ci rivelò Werner von Braun, considerato uno dei padri della missilistica moderna e del suo impiego nella ricerca spaziale: quello che è stato ricordato come “il gesto del cappello oltre il muro”. Quand’era bambino, il “papà del Saturn” era combattuto, come tutti i suoi coetanei, dalla contrapposizione tra la curiosità e la paura dell’ignoto. Per vincere questa paura e scoprire cosa ci fosse dall’altra parte di un muro che fiancheggiava il marciapiede che percorreva per andare a scuola, gettò al di là di esso il suo berretto per poi costringersi a scavalcare, in un modo o nell’altro, il muro e andarselo a riprendere.La NASA, però, non aveva solo l’obiettivo di recuperare il metaforico cappello di Werner: i vertici americani avevano considerato il fatto che la superficie lunare sarebbe potuta diventare una base ideale per scrutare, con potenti telescopi, la Terra. Dai telescopi ai missili strategici con testate nucleari il passo sarebbe stato breve: una base di lancio sulla Luna sarebbe stata pressoché invunerabile ed un missile lanciato a velocità ipersonica avrebbe potuto colpire qualsiasi punto del nostro pianeta e le possibilità di intercettarlo con i sistemi antimissile embrionali dell’epoca sarebbero state praticamente nulle.Tuttavia, tutto ciò aveva avuto fino a quel momento un costo enorme e sarebbe stato difficile giustificare con il “taxpayer” che quella montagna di dollari spesa per poter dire di aver portato 12 uomini sulla Luna (Neil Armstrong, Buzz Aldrin, Pete Conrad, Alan Bea, Alan Shepard, Edgar Mitchell, David Scott, James Irwin, John Young, Charles Duke, Eugene Cernan, Harrison Schmitt) ed averli fatti rientrare con 380 kg di campioni di suolo lunare, fosse realmente servita a qualcosa di concreto.Il mondo stava cambiando e uno dei cavalli di battaglia della NASA (il “fall-out benefico” delle tecnologie sviluppate per l’astronautica sulla vita quotidiana) stava diventando sempre meno credibile. Le guerre in corso stavano mettendo in difficoltà i bilanci di molti stati e la contrapposizione tra una parte consistente del Medio Oriente arabo/islamico e Isreale aveva determinato nel 1956, nel 1967 e nel 1973 la consapevolezza di quanto fosse facile l’interruzione nei flussi di petrolio, con conseguenti crisi energetiche.Si

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