IL NUMERO UNO DEL CONTROSPIONAGGIO AMERICANO

Attivo soprattutto in Italia, fu l’occhio e l’orecchio della CIA per tutto il secondo dopoguerra

Di Roberto Roggero

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James Jesus Angleton inizia la carriera nel mondo dello spionaggio in seno all’OSS (Office of Strategic Services), la sezione informazioni militari americana comandata dal generale William Donovan durante la seconda guerra mondiale. Lavora a fianco del padre in Italia fino alla fine del conflitto e, quando il presidente Harry Truman decide di mettere fine all’OSS per trasformarlo nella odierna CIA (il cui primo direttore è il generale Walter Bedell Smith, stretto collaboratore di Eisenhower nel Comando Supremo Alleato in Europa) James Angleton rimane in Italia come agente segreto, per prevenire l’espansione comunista nel nostro paese. Durante gli anni di guerra aveva stretto relazioni con i gruppi politici della sinistra, in particolare con il leader dei comunisti italiani, Palmiro Togliatti e, nell’immediato dopoguerra, ha anche diversi rapporti con i capi di numerose comunità ebree, molti dei quali sarebbero diventati agenti di prima importanza del Mossad, il servizio segreto israeliano.
Grazie a tali rapporti, Angleton entra nella CIA come responsabile dell’Ufficio Israeliano, e il Mossad trova in lui un valido alleato nelle indagini per la ricerca di criminali di guerra. La sua principale attività, tuttavia, rimane il controspionaggio, anche quando viene richiamato alla centrale di Langley, in Virginia, per dedicarsi alla ricerca degli agenti stranieri infiltrati e dei traditori, con lo studio approfondito di ogni minimo dettaglio relativo a persone o agenti sospetti.
Sul fronte dello spionaggio internazionale, Angleton si assume il compito di contrastare con ogni mezzo possibile l’attività del KGB che, secondo lui, aveva pianificato una serie di operazioni per controllare il mondo. A tale scopo decide di indagare a proposito della spaccatura politica fra Stalin e Tito, credendo che si trattasse di una falsa crisi, così come quella fra Unione Sovietica e Cina. Per Angleton, queste erano null’altro che falsi complotti politici, progetti insidiosi per prendere alla sprovvista l’Occidente e fare in modo che abbassasse la guardia. Quello che convince Angleton sulla falsità di tali prove, e lo porta a pensare all’esistenza di un vero e proprio complotto con una o più talpe del KGB all’interno della CIA, è lo scandalo generato dalla defezione di un agente del servizio segreto sovietico, Anatoli Golytsin, il quale avrebbe confermato i sospetti di Angleton, cioè l’esistenza di un certo numero di infiltrati del KGB nel quartier generale della CIA, a Langley. Angleton è l’unico a prendere sul serio le rivelazioni di Golytsin, e inizia un’indagine che sarebbe durata circa 15 anni, dal 1961 al 1974, inseguendo ostinatamente queste fantomatiche talpe in un vano e, in certe occasioni, paradossale sforzo. Angleton, infatti, mette sotto indagine chiunque sia anche solo minimamente sospettato, inoltre, ha diversi incontri con l’agente britannico Kim Philby durante le frequenti visite di questi a Washington, specialmente al celebre ristorante “Harvey’s”, dove passano molte ore a discutere. Il colonnello britannico Philby, però, era egli stesso un abilissimo agente sovietico, e ciò poteva essere o un innegabile errore di valutazione di Angleton, oppure una ben calcolata tattica per fare uscire allo scoperto il traditore. Pare comunque, che Angleton avesse avuto fondati sospetti su Kim Philby fin dai primi incontri e inoltra particolareggiati rapporti ai superiori con la descrizione della propria tesi. Come sappiamo, Angleton era considerato uno che vedeva spie sovietiche dietro ogni angolo, e solo quando scoppia lo scandalo della fuga di Philby dal servizio segreto britannico, i responsabili della CIA prendono sul serio tutti i numerosi rapporti inoltrati.
Negli anni, Angleton diventa una leggenda nell’ambiente dello spionaggio e la sua autorità diviene ben presto incontrastata. Pare sia stato l’unico autorizzato ad entrare nell’ufficio del direttore, Allen Dulles, in ogni momento, senza farsi annunciare e senza alcun appuntamento.
Quando Dulles viene sostituito al comando dell’Agenzia da Richard Helms, Angleton è autorizzato ad operare autonomamente come aveva sempre fatto, con una disponibilità pressoché illimitata di risorse economiche, agenti e tecnologia, finchè tutto questo ha termine quando alla direzione della CIA è posto William Colby, che aveva avuto profondi disaccordi con Angleton fin dai tempi in cui avevano lavorato insieme nell’OSS. A poco a poco, il nuovo direttore, Colby, priva Angleton delle principali risorse e gli sottrae sempre più autorità e potere e, nel dicembre 1974, lo licenzia dal servizio attivo nella sezione controspionaggio e Affari Israeliani, relegandolo al ruolo di consulente e sperando che ciò lo costringesse a rassegnare le dimissioni. Davanti all’ostinazione di Angleton, Colby decide di diffondere la storia che lo stesso Angleton stesse spiando alcuni agenti segreti americani approfittando della sua autorità per ispezionare la corrispondenza segreta della CIA.
Sempre più convinto di trovarsi incastrato in un complotto, Angleton si dimette, manifestando apertamente il proprio disgusto nei confronti del capo della CIA e rivelando pubblicamente che Colby aveva irreparabilmente danneggiato l’Agenzia a causa di motivi personali e per aver rivelato importanti segreti d’ufficio alla Commissione Church (organo federale di controllo delle attività di controspionaggio), causando un vero e proprio impoverimento delle potenzialità della CIAe in particolare della sezione per il controspionaggio, le cui conseguenze si farebbero sentire anche oggi, per gli attuali capi della CIA, specie se si fa riferimento all’episodio di Aldrich Ames, infiltrato nelle alte sfere dell’Agenzia e diventato milionario.
La cosiddetta “caccia alla talpa” condotta da Angleton durante la lunga carriera, sembra abbia riguardato non meno di 120 agenti della CIA, alcuni solo sospettati di svolgere “attività parallele”. Circa ottanta di questi sono stati rimossi, degradati, licenziati e, in alcuni casi, pare si siano verificate morti violente in circostanze tuttora oscure. Sembra inoltre che siano stati pagati, in totale,oltre 700mila dollari ai numerosi agenti sospettati di corruzione e risultati poi non colpevoli, secondo quello che è stato denominato il Fondo Ausiliario in aiuto a coloro che, sospettati di tradimento, sono poi stati completamente scagionati da ogni accusa.
Dopo alcuni problemi interni, causati dalla sua caparbia attività, Angleton si ritira a vita privata e non è mai più stato visto negli uffici della CIA. Muore in solitudine nel 1980.

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