L’OROLOGIO DELL’APOCALISSE
di Giorgio Viola e Corrado Barbieri
La guerra in Ucraina, aldilà di tutte le valide e meno valide motivazioni e i pro e contro che si sono argomentati, con la virulenza mediatica tipica del terzo millennio, si e’ innescata per una ragione fondamentale e gia’ vissuta drammaticamente 60 anni prima. Ecco la storia per coloro che l’avessero dimenticata.
Domenica,14 ottobre 1962
I ricognitori U-2 dell’USAF in un volo a 22.000 m su Cuba, rilevano che sull’isola si stanno preparando installazioni per missili a medio raggio e che il materiale e’ scaricato da navi sovietiche .
Il significato e’ palese, tutta la costa orientale degli Stati Uniti puo’ essere raggiunta in pochi minuti dagli ordigni e un attacco nucleare non potrebbe essere prevenuto. Le fotografie riprese dagli aerei mostrano inequivocabilmente che a San Cristobal e a Remedios i lavori sono in fase avanzata.
Il presidente americano e’ John F.Kennedy, e la partita che si apre davanti a lui e’ il destino del pianeta, ne’ più ne’ meno . La controparte e’ il russo Nikita Kruscev, a suo tempo uno degli artefici della vittoria a Stalingrado.
Riuniti i vertici militari e comunicata la situazione all’Organizzazione degli Stati Americani, Kennedy, contro il parere dei falchi del Pentagono che vorrebbero un attacco immediato a Cuba, decide per un blocco navale, una sorta di cintura attorno all’isola per impedire ogni ulteriore accesso di materiale sovietico .
Una decisione improntata alla prudenza, questa dei due fratelli Kennedy , John e Robert, suo ministro della giustizia, alla quale probabilmente il mondo deve la sua sopravvivenza!
Il 22 ottobre Kennedy si rivolge alla nazione per illustrare la situazione e dichiarare pubblicamente al mondo che ogni azione intrapresa contro gli Stati Uniti vedra’ l’immediata risposta americana. Siamo in piena guerra fredda, e’ implicito che si parla di un attacco nucleare. L’ orologio dell’apocalisse e’ in moto. Psicologia e buon senso non mancano ai due Kennedy, che, dopo le schermaglie tra ambasciatori e i comunicati contrastanti, decidono che e’ opportuno non solo evitare ogni scontro, ma nemmeno umiliare il leader sovietico costringendolo a una pronta ritirata e facendogli perdere la faccia di fronte al mondo e al suo paese.
La proposta e’ il ritiro, con l’inversione di rotta delle navi russe, in cambio del ritiro entro un anno dei missili americani pariclasse Jupiter fatti installare dalla precedente presidenza Eisenhauer in Italia a Gioia del Colle ( 36ma Brigata) e a Smirne in Turchia. L’orologio dell’Apocalisse, che in quei fatidici giorni aveva scandito il tempo lasciando tutto il mondo col fiato sospeso, si ferma il 28 ottobre, quando Kruscev accetta la proposta.
Il mondo e’ salvo, ma alle parole devono seguire i fatti : le navi sovietiche, gia’ abbondantemente fotografate e con i missili in vista sui ponti, devono essere controllate fino al loro rientro in Russia, un compito che spetta non solo all’USAF e all’US Navy, ma anche agli alleati della NATO. Quindi anche all’Italia, alla cui base di Verona Villafranca ( 3a AerobrigataR.T.) giunge un messaggio dal comando della 3a Regione Aerea di Bari, con l’ ordine di far decollare una squadriglia di jet RF-84 da ricognizione alla volta di Sigonella ( sede del reparto dell’US Navy VP18 dotato di pattugliatori PV2) per un’azione fotografica nel canale di Sicilia, dove e’ stata avvistata una nave sovietica – che si rivelerà essere la Okhotsk da 11.000 tonnellate- .
Individuata nel bel mezzo del Mediterraneo, sarà fotografata dalla quota di 600 metri. In coperta sono ben visibili alcuni silos contenenti i missili R12 Sandal, ma anche i componenti disassemblati di bombardieri medi Il-28. Le foto si riveleranno nitide, perfette. Da poppa tre marinai sovietici indirizzano all’operatore dell’RF-84F un gesto molto italiano…e dirigono verso Sebastopoli. La partita e’ chiusa.
