UN’ATOMICA SULLA LUNA
In piena Guerra Fredda, l’aeronautica americana progetto’ l’operazione segreta “A-119” come deterrente in funzione antisovietica.
di Roberto Roggero
Nel 1958, alcuni ricercatori della Aeronautica Militare degli Stati Uniti elaborarono un progetto denominato A-119, strettamente “Top Secret”, catalogato genericamente “A Study of Lunar Research Flights” (“Studio per Voli Sperimentali sulla Luna”). Contemporaneamente, uno dei più noti scienziati, Leonard Reiffel, fu contattato per compiere una relazione sulla possibilità di effettuare un test nucleare sulla superficie lunare, sulle conseguenze, e in che misura l’effetto di tale esplosione avrebbe potuto essere visibile da qualsiasi punto del nostro pianeta. Sulla luna si sarebbe generato un cratere di dimensioni eccezionali, con una nuvola di polvere radioattiva che, a causa della mancanza di atmosfera sulla superficie lunare, si sarebbe espansa in tutte le direzioni anziché raggrupparsi nel tradizionale fungo.
Sullo sfondo del progetto A-119 vi era la corsa alla scoperta dello spazio e alla conquista del satellite della Terra, in cui gli Stati Uniti stavano perdendo campo rispetto all’Unione Sovietica che, pochi mesi prima, aveva messo in orbita il primo satellite artificiale. Secondo le rivelazioni dello stesso Reiffel, l’esperimento avrebbe avuto lo scopo di dimostrare al mondo, e in particolare al Cremlino, la potenza nucleare americana : in pratica, una prova di forza.
Lo storico britannico David Lowry ipotizzo’, anni dopo, quando gli Stati Uniti erano impegnati nella realizzazione del cosiddetto “Scudo Stellare”, il sistema di difesa missilistica intorno all’orbita terrestre, che un tale evento avrebbe potuto avere un effetto deterrente.
E’ noto che gli USA non hanno mai abbandonato l’idea di conquistare lo spazio e farne una sorta di arsenale privato, e alcune di quelle idee sembra non siano state completamente dimenticate…
La responsabilità dell’operazione A-119 pare sia da attribuire alla Armour Research Foundation di Chicago, poi Illinois Institute of Technology Research, e consisteva nel far detonare un ordigno nucleare, potente almeno quanto quello sganciato su Hiroshima, sulla faccia oscura della luna. L’esplosione avrebbe generato una nube di polveri atomiche che sarebbero affiorate sulla parte visibile e, illuminate dalla luce solare, visibili a occhio nudo dalla Terra. E’ uno dei molti accorgimenti che, all’epoca della corsa agli armamenti, della Guerra Fredda, furono elaborati nelle segrete stanze del potere americano, e gli archivi di Washington sono sicuramente strapieni di idee di questo tipo che, purtroppo, rimarranno coperti dal più stretto riserbo chissà ancora per quanto tempo.
Le indagini di Reiffel fecero notare pero’ che un fenomeno del genere avrebbe determinato un importante sconvolgimento dell’ambiente lunare, anche se, in effetti, l’aspetto naturalistico era quello che interessava meno i responsabili dell’aviazione militare statunitense. Dal lato pratico era fattibile, pur con costi estremamente alti. La tecnologia, già alla fine degli anni Cinquanta, poteva in effetti permettere di realizzare l’operazione: i missili esistenti erano in grado portare una testata atomica sulla luna e centrare la zona prescelta con uno scarto massimo di circa 5-7Km, inoltre pare che sulla Terra non si sarebbero avute conseguenze di particolare gravità.
L’operazione A-119 è stata rivelata da alcuni passi della biografia scritta da Keay Davidson sullo scienziato Carl Sagan, scomparso nel 1996, celebre, oltre che per le ricerche astronomiche, per l’instancabile opera di diffusione al grande pubblico degli aspetti poco noti della materia in questione. Lo staff di Reiffel (che già nel maggio ’59 rivelo’ pubblicamente il proprio ruolo con una lettera alla rivista inglese “Nature”), sostenuto economicamente anche dall’US-Air Force Special Weapons Center di Albuquerque (New Mexico), composto da una decina di scienziati e ricercatori fra cui Sagan, si mise all’opera dal maggio 1958 fino al gennaio 1959, per elaborare i modelli matematici dell’itinerario di circa 235mila miglia che il razzo (o i razzi) avrebbe dovuto compiere, portando una testata all’idrogeno ( risultati delle ricerche saranno poi riuniti in otto rapporti segreti).
Sagan fu interpellato da Reiffel all’Armour Research Foundation circa le conseguenze della diffusione di una nuvola di sostanze radioattive sulla superficie lunare e sul fenomeno del “fall-out”, la persistenza e la ricaduta di tali sostanze nell’atmosfera di un pianeta o di un satellite naturale. Il calcolo matematico su questo interrogativo e il grado di visibilità dell’esplosione dalla Terra erano i punti da chiarire per prendere una decisione finale.
Carl Sagan, convinto che sulla luna esistessero forme di microrganismi, aveva fatto notare che se si fosse verificata una esplosione nucleare, non sarebbe rimasta traccia alcuna di quelle forme di vita e si sarebbe perduta per sempre la possibilità di studiarle, quando l’uomo fosse riuscito nel futuro prossimo, a prelevarli. Nonostante questo, i calcoli furono portati a compimento, ma poi i risultati vennero distrutti dagli stessi responsabili dell’Armour Research Foundation nel 1987. Non è tuttavia da escludere che almeno una copia di tali modelli matematici sia stata conservata negli archivi segreti dell’aviazione militare americana o del Pentagono ( i portavoce del Pentagono non hanno mai fatto rivelazioni in proposito, ma nemmeno smentito).
Leonard Reiffel era quindi l’uomo chiave del progetto segreto A-119, colui che avrebbe dovuto valutare sia gli effetti dell’esplosione, sia i vantaggi che sarebbero potuti derivare per gli Stati Uniti. L’ordigno doveva essere un missile a testata atomica, il cui tipo, in particolare, era una questione che non lo riguardava direttamente. Per conto dell’Armour Research Foundation, egli doveva limitarsi a determinare la potenza necessaria per quello che era definito “un esperimento di Pubbliche Relazioni” che doveva impressionare anzitutto l’Unione Sovietica. Il vettore doveva essere un missile balistico intercontinentale realizzato con apposite modifiche per affrontare la distanza Terra-Luna.
I selezionatissimi “addetti ai lavori” lavorarono praticamente isolati dal mondo esterno, per cui ufficialmente non si sa nulla circa il livello a cui giunsero i progetti. E’ trapelato che uno degli scienziati al corrente delle ricerche sarebbe stato il fisico italiano Enrico Fermi, all’epoca impiegato nei laboratori di Chicago.
In quel periodo, esattamente nell’ottobre 1957, Mosca aveva lanciato nello spazio lo Sputnik, che era in grado di effettuare ricerche particolareggiate, oltre ad alcune sonde lunari che dovevano simulare gli effetti di un impatto lunare. L’Unione Sovietica, quindi, stava diventando il primo paese a riprendere fotografie della superficie ed effettuare test di allunaggio già nel 1959, mentre gli Stati Uniti, dopo diversi fallimenti, vi sarebbero arrivati solo nel 1962. Secondo il punto di vista americano, decisamente paranoico, si stava correndo il rischio che l’opinione pubblica mondiale potesse spostarsi nella sfera di influenza sovietica, con conseguente espansione comunista nell’emisfero occidentale, oltre che quello di una guerra nucleare dovuta all’esasperazione dei sistemi e al sempre incalcolabile “errore umano”. A Washington si arrivava addirittura a pensare che lo stadio della tecnologia sovietica avrebbe permesso il lancio di missili atomici contro gli Stati Uniti senza possibilità di replica.
Secondo la testimonianza di Reiffel però il progetto A-119 avrebbe comunque arrecato un danno agli Stati Uniti senza precedenti, in primis in termini di immagine, nel momento in cui il fenomeno fosse stato reso pubblico in conseguenza dell’esplosione, e in piu’ avrebbe escluso ogni possibilità di un futuro sbarco umano sulla luna : non avremmo mai visto quindi Neil Armstrong scendere la scaletta del modulo LEM esclamando “…Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità…” !
Fortunatamente, e non sappiamo il reale motivo, l’operazione A-119 venne sospesa e gli studi in tal senso non superarono mai, almeno ufficialmente, lo stadio teorico del vettore né vi fu un équipe predisposta all’elaborazione del veicolo di lancio. Reiffel tuttavia esclude che si sia trattato di difficoltà tecniche : probabilmente peso’ dulls decisione di sospendere il programma la questione prettamente scientifica, cioè delle conseguenze che una contaminazione della superficie lunare, per un tempo indeterminato, o quantomeno lunghissimo, avrebbe avuto sullo sviluppo della ricerca. Evidentemente e per fortuna, erano presenti, all’interno degli alti comandi militari, alcune personalità influenti sane di mente, che realizzarono in tutta la loro gravità le conseguenze di un’azione del genere e il danno che ne sarebbe derivato.
